IL RE BAMBINO
ISBN 979-12-81021-04-4
pp 68 – 6 foto a colori e coperta “Il Re Bambino”, disegni di Mina Pourghadi – € 8,00+costi di spedizione
Stampa digitale – Brossura fresata – Formato cm 14×21 – Interno su carta Usomano Bianca FSC da gr 120 – Copertina 4 colori senza alette, carta Usomano Bianca FSC da gr 300, patinata e plastificata opaca.
Il libro contiene 18 favole; le prime 6 sono illustrate dai disegni della pittrice iraniana Mina Bourghadi. I titoli: Il re bambino – La regina dell’ultimo sogno – Il volo del buon cherubino – La signora aquilone – la principessa del castello – Il grande orologio – Una vita – L’uomo del vento – Il piccolo andino – Il fiore – Lo spaventapasseri – La foca maestra – L’altera bellezza del cielo – L’arcobaleno dei barboni – Il giardino – Il porcellino – I cento bottoni – Il signore dei sogni.
Il Re bambino, nuova e felice opera letteraria di Santino Pascuzzi, un bel libro di “realismo fantastico”, altamente introspettivo e ammonitore…
L’opera letteraria di Santino Pascuzzi, attualmente direttore del Polo Innovazione Turismo e Cultura della Regione Calabria, si sostanzia soprattutto in una costante, importante e anche godibile riflessione sul tema dell’innocenza della vita umana. E vive di una sorta di leggerezza, veicolata dal susseguirsi di brevi favole che inducono il lettore ad immergersi, senza resistenza, in vari mondi: tutti diversi, ma sempre connotati dal medesimo spirito-guida, ovvero da un’introspettiva tutta destinata alla ricerca e al ritrovamento della spiritualità smarrita.
Con un escamotage letterario e stilistico che viaggia su mondi immaginari e tra animali ed elementi naturali antropomorfizzati, l’autore esprime il suo messaggio-auspicio di armonia sociale: un’esigenza divenuta sempre più forte nel frenetico mondo, spesso corrotto fin nell’animo, nel quale tutti siamo immersi e avvolti.
Nella favola “L’uomo nel vento”, per esempio, la spiccata presenza sostanziale della natura, il suo panteismo, si smistano nello scorrere del testo tra alberi, vento, foglie, erba, animali che con la loro innocenza sovrastano l’ambiguità e la malvagità umana, fungendo da guida per poter rinascere a livello interiore ed esistenziale.
Una connotazione tematica, questa, che troviamo anche nel “Il re bambino”, che ha sullo sfondo il tema della necessità e della “bontà” del sapersi gettare alle spalle il passato, insieme alle sue fragilità e debolezze, per potersi incamminare su una strada migliore e in una vita contrassegnata da autentici valori.
Ne “Il volo del buon cherubino”, in comune con le altre novelle c’è invece la malinconica, ma intensa e razionale, ricerca di se stessi: rimedio unico alle complessità apparentemente irrisolvibili della vita e intrinseche all’esistenza stessa, alla sua essenza, così come agli errori compiuti singolarmente. La buona sorte personificata dalle figure degli angeli, segna poi l’agognato nuovo inizio che tutti cercano, ma che faticano a definire. In queste pagine, contesti e protagonisti extra-ordinari si danno amichevolmente la mano, con l’ausilio di un ritmo narrativo volutamente lento e scandito dall’immediatezza tanto sintattica quanto esplicativa dei sottofondi, abilmente “indirizzati” ad un pubblico di ogni età.
Ma è forse ne “Una vita”, il racconto concentrato sul forte rapporto affettivo con il suo amato cane (cui è dedicato l’intero libro), che la favola di Pascuzzi sembra diventare storia, biografia, tempo presente vissuto tra due “fiamme gemelle” riconosciutesi come parte della stessa anima, come “motore che guida lungo la strada per casa”, come perfezione di un incontro che va al di là del mondo fisico e che si nutre di spirito. Un amore così grande è destinato, una volta finito, a lasciare ferite nel cuore: epperò, qui resta accesa la speranza di un nuovo incontro “là dove l’orizzonte incontra il mare aperto e dove il fluire del tempo rimane, per sempre, impigliato e prigioniero nei meandri dell’anima di chi ama”.
Quest’ultimo fattore rappresenta forse al meglio il pregio dell’opera, che è proprio fruibile in più modi, e per così dire ad ogni età. Nella favola “La signora Aquilone”, una metaforica presenza e un’icona quasi magica come, appunto, l’aquilone, diventa il semplice mezzo trovato da una bambina per sfuggire agli ostacoli di un’infanzia incolpevolmente segnata da errori altrui.
E così, nelle pagine di questo bel libro di Pascuzzi, la forte presenza di figure infantili fa tornare in mente la celebrata tematica del “fanciullino” di Pascoli, con la dichiarata volontà di far affiorare elementi poetici figli di una purezza che diventa taumaturgia, guarigione, e come una sorta di terapia virtuosa va a contrastare e a lenire, se non a risolvere, la nostra disincantata, reificata e sconquassata attualità.
Roberto Messina
Giornalista, Direttore Calabria Mundi
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Dall’Introduzione dell’Autore Santino Pascuzzi
Un’antica leggenda indiana narra di un posto speciale dove cielo e terra sono molto vicini e dove c’è un ponte di sette colori che unisce questi due mondi: il ponte dell’arcobaleno. Proprio accanto al ponte c’è un meraviglioso giardino pieno di fiori colorati e foglie che brillano come gemme. Qui regna una eterna primavera, giorni di sole caldo si alternano a chiare notti di cieli stellati e in questo giardino arrivano gli animali quando muoiono. È un luogo davvero straordinario: tutti gli animali giocano e corrono in libertà, quelli che erano malati tornano di nuovo sani, quelli che erano anziani tornano di nuovo giovani e forti. Sarebbero pienamente felici se non fosse per un unico particolare: hanno nostalgia dei loro umani rimasti sulla terra… e li aspettano. Ma un giorno ecco che succede qualcosa. (Segue)
Dalla Postfazione di Pasquale Troìa
Le favole hanno quasi tutte una loro compiutezza, anche se spesso create da frammenti di vita e di sogni che si compongono al ritmo iniziale del “C’era una volta …” e alla fine si compiono con l’atteso e rasserenante “e vissero tutti felici e contenti”. Queste del Pascuzzi non sono favole ‘classiche’, perché si presentano come racconti sotto l’apparenza di una trama di favole. Lo si evince dal diagramma narrativo che si dilata in considerazioni collaterali che disperdono il ritmo ma incantano all’osservazione delle immagini che evocano. Non è stato ricercato il ritmo narrativo di una favola perché se la trama è quella di una favola, il genere letterario è quello di un racconto così adornato di considerazioni e descrizioni che non sembra quello asciutto e conseguenziale di una favola ‘classica’. E della favola classica non hanno l’insegnamento’ finale del ‘o mythos deloi oti’ (la favola intende mostrarti che, ti insegna che …). (Segue)
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